Infiammazione: perché controllarla e monitorarla?

Di solito l’infiammazione è intesa come un processo acuto di breve durata, che spesso si risolve spontaneamente senza lasciare importanti conseguenze. Tuttavia l’infiammazione può anche essere meno evidente, assumere un andamento cronico, subdolo, e rappresentare uno delle cause principali di molte patologie degenerative o di un invecchiamento precoce.


Infatti, secondo i più recenti studi, almeno sette delle dieci principali cause di morte sono dovute ad uno stato di infiammazione cronica di basso livello (chronic low-level inflammation): infarto, cancro, bronchiti croniche, ictus, Alzheimer, diabete e nefrite.

 

Fattori di rischio

 

Età – nei giovani i prodotti dell’infiammazione, aumentano normalmente solo in risposta alle infezioni o ai traumi. Già dai 35 anni di età inizia invece quello che viene definito “aging” o invecchiamento, caratterizzato dal progressivo deterioramento delle capacità di adattamento all’ambiente. I prodotti dell’infiammazione quindi possono essere costantemente elevati, anche negli adulti apparentemente sani.

Obesità – il tessuto grasso è un organo endocrino, che accumula e secerne numerosi ormoni e citochine infiammatorie, influenzando il metabolismo di tutto l’organismo a livelli tali da provocare una forte risposta infiammatoria. In particolare, le cellule adipose addominali possono produrre tre volte la quantità di sostanze pro infiammatorie rispetto ad una normale cellula adiposa del corpo e addirittura in alcuni soggetti obesi la produzione di queste citochine può raggiunge il 35% di quella prodotta in tutto il corpo.

Dieta – L’alimentazione moderna, spesso eccessiva e soprattutto ricca di alimenti processati e devitalizzati è certamente uno dei fattori che più contribuisce al mantenimento di uno stato sub-infiammatorio cronico dell’organismo.

Ormoni sessuali – tra le loro numerose funzioni, gli ormoni sessuali hanno anche quella di modulare la risposta immunologica/infiammatoria. Il testosterone e gli estrogeni sono in grado di reprimere la secrezione di diversi fattori dell’infiammazione. Livelli bassi di testosterone negli uomini e di estrogeni nelle donne in menopausa sono associati ad alti livelli di fattori infiammatori, favorendo il rischio di patologie come ad es. l’aterosclerosi, l’asma e l’artrite.

Fumo di sigaretta – apporta radicali liberi induttori dell’infiammazione, aumenta la produzione di diverse citochine pro-infiammatorie e allo stesso tempo riduce le molecole antinfiammatorie.

Disturbi del sonno – un’eccessiva sonnolenza diurna, la narcolessia e l’apnea notturna sono tutte condizioni associate ad livelli aumentati di molecole pro-infiammatorie.

Stress – sia emotivo che fisico è in grado di aumentare il rilascio di citochine pro-infiammatorie. Inoltre, lo stress è spesso accompagnato da un aumento di peso (dovuto all’aumento del cortisolo) ed entrambe le condizioni sono due fattori di rischio per l’infiammazione cronica.

Eccesso di zucchero – troppo zucchero nel sangue favorisce i processi di infiammazione cronici e reagisce con le proteine dei tessuti causando danni da glicazione. Diete relativamente ricche di alimenti con alto Indice Glicemico e Carico Glicemico sono state associate ad un aumentato rischio di ictus, malattie cardiovascolari e diabete di tipo II, soprattutto negli individui obesi. Infine, lo zucchero in eccesso si trasforma in trigliceridi che vengono poi immagazzinati come grasso che, come abbiamo visto, aumenta i prodotti dell’infiammazione.

 

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